Volevamo augurare a tutti voi una Serena Pasqua 2016, condividendo l’ultima omelia di Don Fabrizio della Pasqua del 2013.

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Auguri

Associazione Culturale
Don Fabrizio De Michino


1) Carissimi fratelli e sorelle, cosa significa “Buona Pasqua”?

Gli auguri cristiani più importanti rischiano di essere sviliti e svuotati del loro contenuto più profondo e più vero, perché la nostra cultura si allontano sempre di più dal vocabolario della fede.

Cosa diciamo quando ci scambiamo gli auguri o ci scambieremo gli auguri alla fine di questa celebrazione, affermando, augurando “buona pasqua”? Intendiamo dire “buon passaggio”.

“Pasqua” significa “passaggio”: è il passaggio del popolo dall’schiavitù dell’Egitto alla libertà della Terra Promessa, è il passaggio di Gesù nella Sua Passione, passaggi sempre difficili, ma che aprono nuovi orizzonti.

2) I passaggi fanno paura.

Noi non vorremo “passare”.

Non so voi, ma quando eravamo bambini, avevamo timore (anche se lo desideravamo), di passare da una classe all’altra da un ciclo scolastico all’altro, perché per passare bisognava abbandonare delle persone, una maestra, un luogo, una finestra. Le difficoltà, per esempio, a passare dall’infanzia all’adolescenza, e dall’adolescenza alla giovinezza.

3) Come vedete i passaggi non sono facili:

Il passaggio da un modo all’altro d’essere famiglia, da un modo all’altro di essere coppia, per tanti di voi che sono sposati, il passaggio dall’essere padri all’essere nonni, il passaggio da una casa all’altra, per dire le cose più banali perché pure ci costano, passaggio da un tempo all’altro da un anno all’altro. I passaggi sono difficili, sono dolorosi e ce ne sono alcuni che ci fanno soffrire.

Quindi i passaggi sono dolorosi e noi, sulla falsariga della Pasqua antica, celebriamo il passaggio di Gesù, un passaggio che abbiamo seguito, per quelli fra voi – spero molti –che abbiano celebrato tutte le tappe del Triduo Pasquale, del passaggio dalla tavola dell’Ultima Cena, dove si celebra l’amicizia, la convivialità, la bellezza di stare insieme, alla tavola della Croce, attraverso il naufragio della morte, per approdare qui, a questo sepolcro, non più pieno di marciume ma profumato.

4) La Pasqua è questo: un sepolcro vuoto, profumato.

Vorrei che stamattina riusciste a sentire questo profumo di Pasqua, altrimenti non entrate in questa nuova dimensione e non vi aprite anche voi a questo nuovo passaggio che viene chiesto anche a noi.

5) Il passaggio richiede sempre un movimento che può essere interiore o esteriore.

Avete ascoltato i verbi del Vangelo?

C’è questa corsa così particolare: il grande Pietro e il giovane Giovanni perché certi di quello che l’attende.

Corrono perché hanno ricevuto un annuncio particolare dalle donne: il Signore  non è più nel sepolcro: la pietra è rotolata via.

6) La Pasqua è innanzi tutto un fatto di donne, perché sono le prime a muoversi: è sempre così nella storia. Qualcuno ha malignato che Gesù abbia affidato alle donne l’annuncio della Pasqua con la certezza che solo loro avrebbero diffuso la buona notizia, perché parlano sempre; in realtà, le donne ancora sognano.

E’ difficile che una donna rinunci ai sogni, anche se avanti negli anni. Si sogna il Principe Azzurro, si sogna il matrimonio fiabesco, si sogna sui figli; magari anche quando sono tossicodipendenti, si continua a sognare. Noi uomini, invece, siamo più concreti, più legati a ciò che si evidenzia, che si tocca.

Le donne no: le donne sono sempre un po’ con la testa per aria, hanno sempre occhi laddove noi non possiamo guardare.

Questo donne si mettono in cammino con i loro profumi, perché le donne hanno sempre profumi da portare e da trovare: portano profumi, ma tornano profumate di Pasqua.

7) Guardate anche noi dobbiamo correre. Oggi tutto e di corsa, il tempo è sempre poco. Con la fede anche noi dobbiamo correre. Verso chi o verso cosa noi in realtà corriamo nella vita?

E se non corro almeno cammino (fosse anche lentamente) o sto fermo?

No perché se sto fermo, significa o che c’è qualcuno che mi impedisce oppure mi bastano quelle poche e presunte sicurezze accumulate nel corso della vita che poco a poco, come in una stanza chiusa quando non apro mai la finestra, prima o poi mancherà l’ossigeno… Allora corriamo verso questo sepolcro profumato: con la consapevolezza che dobbiamo necessariamente passare per la croce se vogliamo risorgere (così come commentavamo questa notte)….

Si può vivere morendo. O si può morire vivendo….

Non è una semplice frase fatta ma una nostra realtà di fede…

Nel sepolcro profumato troviamo solo i resti: il sudario e le bende.

Di Gesù rimane sempre qualcosa di tangibile (sudario): abbiamo bisogno sempre di segni, e Gesù ce li lascio. Come l’Eucarestia:  segno reale della sua presenza in mezzo a noi…..

8) Auguri dunque:

siamo fatti per la vita, non per la morte.

Cominciamo a vivere,

cominciamo a vivere da risorti.

Se siete risorti cercate le cose di lassù dove siede Cristo assiso alla destra del Padre. Vivere già oggi, come se il corpo, anziché tenerci fortemente radicati a terra per la legge di gravità, avesse una sua leggerezza.

9) Questa Pasqua per me sarà segnata da una frase con questo titolo: “Angelo d’Altrove”, per dire che Cristo viene da lontano, da un altro luogo ma anche che mi chiama, ci chiama ad altri luoghi.

È un Altrove con la A maiuscola, e un altrove dove il Risorto ci attende, perché il Risorto quando appare ai discepoli dice: “vi precedo in Galilea”.

E gli angeli: ” non è qui, è risorto! Vi precede in Galilea”.

L’altrove per noi è la Galilea, non quella geografica, tormentata della Terra Santa, ma la Galilea d’Altrove dove sono i nostri defunti e dove saremo anche noi e dove nessun ricordo, nessuna memoria, nessuna dolcezza di questa vita, nessun piacere andrà perduto, dove saremo finalmente insieme.

“Angelo d’Altrove”: si chiama così per me questa Pasqua. E la tua, come si chiama?

Buon passaggio: buona Pasqua di risurrezione!

 

Dagli scritti di Don Fabrizio DE MICHINO

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